Nuova comunicazione: LIS in ambiti diversi dalla sordità

La Lingua dei Segni Italiana (LIS) è tradizionalmente associata alla comunicazione delle persone sorde, ma negli ultimi anni si è diffuso l’interesse per il suo utilizzo in ambiti che vanno oltre la sordità. La LIS, grazie alla sua natura visiva e gestuale, può offrire nuove opportunità terapeutiche e comunicative in ogni contesto si possano avere difficoltà come, ad esempio, autismo, demenze e ad altre disabilità cognitive o motorie.

LIS e autismo

Nel campo dell’autismo, la LIS può rappresentare un valido supporto per migliorare la comunicazione. Non tutti, ma molti individui nello spettro autistico incontrano difficoltà nel linguaggio verbale e l’utilizzo di segni visivi può risultare più naturale e meno frustrante per alcuni di loro. L’approccio visivo della LIS potrebbe facilitare l’elaborazione delle informazioni e ridurre lo stress comunicativo, favorendo un’interazione più fluida e comprensibile con il mondo esterno. Spesso viene utilizzata, soprattutto in ambiti educativi, la Comunicazione Aumentativa Avanzata che, seppur strumento validissimo, presuppone una conoscenza specifica per poterla utilizzare, spesso conosciuta solo dagli educatori/insegnanti; affiancando la lingua dei segni si aprirebbe la possibilità di comunicare con persone anche al di fuori della cerchia ristretta del ragazzo autistico.

Ovviamente bisognerebbe utilizzare alcuni accorgimenti (come ad esempio eliminare la grammatica e utilizzare segni basici) in considerazione di tutti i limiti che potrebbero esserci a livello di motricità fine e altre problematiche eventualmente correlate all’autismo, ma l’utilizzo della lingua dei segni vuole essere uno strumento aggiuntivo e facilitativo che sfrutti la naturalità con cui si comunica fin dalla nascita: mimica e gestualità.

LIS nelle demenze

Con il progredire di alcune forme di demenza, come l’Alzheimer, le capacità linguistiche verbali possono deteriorarsi progressivamente. La LIS offre un modo alternativo di comunicare che potrebbe essere meno faticoso per le persone con demenza, soprattutto nelle prime fasi della malattia. La comunicazione gestuale, associata a espressioni facciali e movimenti delle mani, potrebbe stimolare differenti aree cognitive e permettere un’interazione più empatica e immediata, contribuendo a mantenere attive le capacità relazionali e comunicative il più a lungo possibile.

Potrebbe fungere anche da strumento riabilitativo: infatti, nelle persone udenti che hanno imparato la LIS si è verificato un potenziamento delle connessione funzionali tra le aree cerebrali responsabili del linguaggio e quelle che controllano i muscoli della mano. Aumentando la neuroplasticità grazie all’apprendimento della LIS si potenziano le competenze linguistiche. (“Language-related motor facilitation in Italian Sign Language signers” – Neurologia Firenze dell’Azienda Usl Toscana Centro e il Laboratorio di Psicofisiologia Cognitiva dell’Università di Firenze)

LIS e disabilità cognitive o motorie

Anche le persone con disabilità cognitive o motorie possono beneficiare della LIS. In presenza di difficoltà linguistiche o limitazioni nella motricità fine, la lingua dei segni permette di sviluppare forme di espressione che non richiedono l’uso di un linguaggio articolato complesso. Questo può essere particolarmente utile per individui con paralisi cerebrale o malattie neuromotorie che ostacolano l’uso della voce o delle mani in modo coordinato.

Infatti, da un articolo del 2018 de “Le scienze”, si può leggere che: “i circuiti cerebrali che presiedono alla costruzione di espressioni e frasi complesse nel linguaggio parlato e in quello dei segni sono gli stessi, nonostante la radicale differenza delle vie neurali impegnate nella loro articolazione.” […] in particolare il risultato dimostra che è sempre la stessa rete neurale frontotemporale a gestire la pianificazione di espressioni linguistiche strutturate.

Un linguaggio inclusivo e universale

L’integrazione della LIS in contesti diversi può anche promuovere un’idea di linguaggio inclusivo e universale. Non si tratta solo di adattare la lingua dei segni alle esigenze di persone con disabilità, ma di riconoscere il valore che la comunicazione non verbale, mimica e gestuale può avere per tutti. Implementare la LIS in scuole, ospedali, centri diurni e ambienti lavorativi potrebbe facilitare l’inclusione, ridurre barriere comunicative e promuovere una società più empatica e attenta alle diversità.

In sintesi, la Lingua dei Segni Italiana ha il potenziale per essere utilizzata come strumento di comunicazione efficace non solo per le persone sorde, ma anche per coloro che, per varie ragioni, trovano difficoltà nel linguaggio verbale. La ricerca e l’implementazione della LIS in questi contesti potrebbe aprire nuove strade nella terapia, nell’inclusione sociale e nella qualità della vita.

Pubblicato da Alice Sarti

Psicologa - Albo degli psicologi della Lombardia n° 22008

Lascia un commento